Primo capitolo di - A casa con Ester - di S. R. Piana

                                                      




     Capitolo 1

Tre generazioni erano sedute sul divano in salotto davanti alla televisione; madre, figlia e nipote.

Ester, madre di Dafne e nonna di Ginevra, era una anziana signora con i capelli bianchi e gli occhi azzurro cielo, aveva79 anni, era stata una nonna dolcissima, non altrettanto come madre, ma spesso accade che da genitori si è più duri che da nonni. Viveva nell’appartamento sotto a quello dove si trovava in quel momento con la figlia e la nipote.

Dafne sua figlia, era una giovane donna di quarantasette anni, vedova da sette, con capelli biondi e occhi verde smeraldo, che a seconda dei giorni, avevano la trasparenza del mare caraibico, era bellissima.

Anche lei, quando Ginevra era piccola, era stata una madre piuttosto severa, non era mai riuscita a lasciarsi andare a grandi effusioni, e mentre Ginevra diventava un’adolescente, la comunicazione tra loro, era piuttosto difficile, fortunatamente Giorgio, il padre di Ginevra, faceva da cuscinetto evitando molti attriti.

Attriti che si erano acuiti nuovamente dopo la sua morte prematura, in un incidente motociclistico. Giorgio era un appassionato di corse in moto, appena aveva tempo andava a correre in pista, e proprio una di quelle corse adrenaliniche gli era costata la vita.

All’epoca del incidente, Ginevra aveva appena compiuto diciassette anni, non proprio l’età migliore per perdere un genitore, anche se forse non c’è un’età giusta per perdere un padre o una madre. Certamente essere un’adolescente alle prese con sconvolgimenti ormonali, frequentare il liceo dove la gente che incontri è in preda agli stessi sconvolgimenti, è già piuttosto complicato, se poi ci si aggiunge la morte di un padre, la vita non sembra poi così attraente.

Loro tre vivevano in una grande casa che era stata dei bisnonni di Ginevra, e che nel tempo era stata trasformata per esigenze, in due appartamenti. Ironicamente in quella casa ci vivevano le uniche tre persone che odiavano quel posto, e che se avessero potuto scegliere sarebbero state ad almeno 100 km da lì.

Il nonno di Ginevra, era morto da qualche anno a causa di un infarto, la casa era stata dei suoi genitori, lui amava molto quella proprietà e aveva fatto il diavolo a quattro per lasciare l’appartamento in città e trasferirsi a vivere in quella casa in pianta stabile, dove già ci viveva la figlia Dafne con la sua famiglia.

Dafne era stata costretta a trasferirvisi in fretta e furia a causa del padrone della casa dove viveva, che aveva voluto lasciasse libero l’appartamento dove risiedeva ormai da dieci anni con suo marito e sua figlia. In quel momento era stata una manna poter avere un’alternativa.

Il programma, era quello di vivere lì solo il tempo necessario per cercare un’altra casa, in un luogo che piacesse a Dafne. Giorgio, purché sua moglie fosse felice, era disposto a vivere ovunque.

Il destino, aveva avuto altri programmi per loro, dal momento che il padre di Ginevra morì prima di riuscire a realizzare quei progetti, Dafne si trovò bloccata in quella casa a tempo indeterminato. La figlia doveva ancora finire il liceo, l’azienda di Giorgio era passata a lei, che non aveva nessuna esperienza, ma che a seguito delle pressioni di Ginevra, non aveva avuto cuore di cedere, sapeva che la figlia finiti gli studi avrebbe voluto portare avanti il lavoro del padre.

Solo qualche mese prima di morire Giorgio e Ginevra avevano avuto una discussione sul futuro di quest’ultima, che non voleva sentire nemmeno nominare l’azienda di famiglia, lei non aveva idea di quel che avrebbe voluto fare da grande, avrebbe però voluto un lavoro che le facesse vedere il mondo, viaggiare per ogni dove, sentirsi libera, e l’idea di lavorare in un laboratorio nel settore del tessile, dovendo vivere in provincia, le faceva rizzare i capelli in testa, si sentiva in prigione, questo deluse enormemente Giorgio, che aveva impegnato tutto se stesso per avviare l’azienda, sognando che un giorno sarebbe stata di sua figlia, e che nel frattempo avrebbero fatto grandi cose insieme. Ora quell’azienda per Ginevra, era diventata tutto ciò che le rimaneva di suo padre, e non voleva, non poteva, rinunciarvi. Lavorava a tempo pieno solo da due anni, inizialmente dopo il liceo, sua madre l’aveva spinta a scegliere un corso universitario dicendole che suo padre sarebbe stato fiero di lei se si fosse laureata, intanto lavorava part-time, dopo tre anni però, Ginevra si era arenata, non le piacevano i corsi che doveva frequentare perché quella facoltà era stata un ripiego, lei avrebbe voluto frequentare la scuola per interpreti, che a quei tempi era solo a Trieste, e che ammetteva solo i diplomati con il massimo dei voti, e dopo un rigidissimo test di ammissione, purtroppo, con l’accaduto, non era riuscita ad ottenere i voti necessari, quindi si era iscritta alla facoltà di lingue, ma non era la stessa cosa, non riusciva ad andare avanti con gli esami, e quindi dopo che, da un anno accademico all’altro, avevano raddoppiato le tasse scolastiche, aveva preso la decisione di lasciare perdere la questione università, lo aveva comunicato a sua madre, che sebbene non ne fosse contenta, era orgogliosa di lei, e della sua scelta, da ragazza matura e responsabile. Da allora erano passati due anni e lei lavorava fianco a fianco con sua madre, le cose in azienda, negli ultimi tempi erano un po’ peggiorate, la crisi del settore si faceva sentire, la manodopera cinese e quella dei paesi dell’est Europa, battevano clamorosamente la manodopera di artigiani specializzati italiani in quanto a costi, e le grandi aziende si rivolgevano sempre più ai mercati esteri per produrre i loro capi, per aumentare i guadagni, mantenendo i prezzi astronomici sul mercato finale, ma abbattendo i costi per loro alla fonte, per quel motivo avevano dovuto lasciare a casa tre delle loro collaboratrici, non potevano più permettersele, gli ordini diminuivano di stagione in stagione. Era stata una decisone sofferta, ma necessaria. La loro era una piccola azienda, e il clima che si respirava all’interno era quello di una famiglia, per questo era stato davvero difficile comunicare quella decisone, ma come in tutte le famiglie, anche in questa, la comprensione aveva avuto la meglio, e la cosa sebbene non fosse piacevole era stata compresa ed accettata.


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